Guida alla riproduzione delle piante grasse

Chi ama le piante grasse desidera possederne molte. Alla lunga, l’acquisto di nuovi esemplari diventerà inevitabilmente molto costoso; inoltre non sempre possiamo acquistare nei negozi le piante che desideriamo e che si possono ottenere con altri sistemi


Arriviamo così alla propagazione, un termine che significa riproduzione o moltiplicazione.
Chiunque si limita a coltivare le piante grasse senza provare a moltiplicarle o seminarle, conosce solo una parte delle caratteristiche di queste eccezionali piante; il vero coltivatore si distingue per il suo interesse a vivere tutte quelle tappe che portano un seme a trasformarsi in una stupenda pianta aggraziata dagli stupendi fiori

Tutte le piante, e quindi anche le succulente, quando hanno raggiunto un grado di sviluppo sufficiente, si riproducono. In questo modo assicurano la continuità della specie.
A differenza di quanto avviene negli animali superiori, nei quali la riproduzione è quasi esclusivamente sessuale, negli organismi vegetali si presentano tre tipi di riproduzione:

  • riproduzione gamica o sessuale;
  • riproduzione agamica o asessuale;
  • riproduzione vegetativa
 

La riproduzione gamica si ha quando due cellule differenti, il gamete maschile e il gamete femminile, si fondono in un’unica cellula dalla quale, per successive divisioni, si formerà un nuovo individuo

La riproduzione agamica si ha invece quando i nuovi individui si originano da una cellula senza che vi sia stato il processo di fecondazione; è un fenomeno diffuso nelle piante inferiori quali alghe e funghi

La riproduzione vegetativa si ha invece quando il nuovo individuo prende origine da gruppi di cellule che si distaccano dalla pianta madre

La riproduzione vegetativa delle piante grasse

a riproduzione per via vegetativa comprende tutte le forme di talee da fusti, foglie e radici di una pianta madre, nonchè la propaggine e la divisione di radici. Il risultato di questa forma di riproduzione è quella di ottenere:

  • piante che sono una miniatura della pianta madre;
  • un numero elevato di riproduzioni da scambiare o regalare;
  • per scambi con altri coltivatori, dilettanti, o professionisti;
  • un sistema di riproduzione più facile e veloce rispetto alla semina
 

Questo tipo di moltiplicazione è anche l’unico mezzo per riprodurre quelle piante grasse la cui crescita e sviluppo sia stato alterato da qualche agente esterno, determinando dei profondi cambiamenti rispetto alla forma originaria: è il caso delle varianti mostruose o crestate


Prima di esaminare quale di questi modi è da preferire a seconda della specie che s’intende riprodurre, cerchiamo una risposta ad una necessaria premessa: il dilettante ha interesse a moltiplicare da sè le piante grasse?
Ebbene, una risposta categorica non può essere fornita e quindi bisogna vedere i pro ed i contro

Piante grasse, quando procedere alla riproduzione vegetativa

Perché NON scegliere la riproduzione vegetativa

  • Se si tratta di novità, poichè il dilettante non dispone delle piante che debbono fornirgli le talee o le marze per l’innesto.
  • Perchè questo tipo di moltiplicazione richiede tempo e spazio
  • Sono necessarie delle conoscenze di base a livello di giardinaggio

 Perchè scegliere la riproduzione vegetativa

 

  • Se si vuol riprodurre una varietà introvabile presso i vivaisti e della quale si conosce l’esistenza di un esemplare
  • Se il dilettante si appassiona a questo hobby della moltiplicazione e dispone dello spazio e del tempo necessario per praticarlo

La riproduzione vegetativa per talea

È il mezzo più facile, più frequente ed alla portata di tutti per moltiplicare le succulente.
Consiste nell’isolare una porzione di foglia o di ramo che viene posto in condizioni di emettere radici formando, in questo modo, una pianta del tutto simile a quella che ha prodotto le talee

Moltissime piante grasse sono in grado di fornirci delle talee (vedi foto), non abbiamo che l’imbarazzo della scelta


Per prima cosa dobbiamo scegliere il soggetto dal quale vogliamo riprodurre nuovi e simili esemplari; per avere la talea basta staccare con le mani, meglio se si utilizzano dei guanti di protezione, una ramificazione laterale


Alcune talee, quando il distacco manuale è impedito dalle vistose dimensioni, vengono prelevate ricorrendo a coltelli molto affilati mai usando le forbici che produrrebbero un taglio molto irregolare con conseguente rallentamento del processo di cicatrizzazione; il ricorso alla talea di fusto che procura, a mio avviso, vistosi ed inestetici deturpamenti, non è molto usato


Un caso a parte è costituito dal marciume radicale che colpisce una pianta: quando siamo sicuri che il marciume ha intaccato la base della pianta possiamo intervenire rimuovendo l’intero apparato radicale o tagliando al di sopra del colletto; in questo modo ci troviamo di fronte ad una talea costituita dall’intera pianta


La regola fondamentale che bisogna seguire è quella di prelevare quelle appendici, rami, foglie o rizomi che non procurano danni biologici alla pianta che, rimarrà sempre un bell’esemplare a vedersi

Per tutte le talee è necessaria un’esposizione, per circa 24 ore, in luogo ben ventilato, per consentire al taglio di cicatrizzare; il posizionamento in un ambiente umido senza aver osservato questa regola (soprattutto se trattasi di talee di grandi esemplari) potrebbe dar luogo a marciume con conseguente perdita della talea. Come per la semina anche per le talee occorrono le stesse condizioni ambientali: un’atmosfera costantemente calda e umida per fare in modo che radichino nel giro di qualche settimana.

Ecco perchè molte persone usano i cosiddetti propagatori; delle speciali cassette all’interno delle quali è possibile riprodurre le condizioni ambientali favorevoli alla radicazione. La forma più semplice di un propagatore è una vaschetta da semina messa in un posto caldo e luminoso, ma non al sole, con un terriccio favorevole alla radicazione


Questo terriccio da usare come substrato, sarà costituito da un miscuglio , in parti uguali, di sabbia o ghiaia, meglio se sabbia pura; non è necessario ricorrere a terricci di coltivazione in quanto bisogna solo far radicare le talee


Soltanto quando siamo pienamente sicuri che le talee hanno emesso le prime radici, potremo trasferirle in dei vasi contenenti il terriccio di coltivazione. Per far radicare le talee non è necessario interrarle; io preferisco appoggiarle su di uno strato costituito da grani di sabbia pura (vedi foto), per non farle cadere applico un tutore costituito da semplici bastoncini di legno e in generale uso un singolo vaso o contenitore per talea: fino ad oggi, questo sistema, ha funzionato egregiamente


Il periodo migliore per staccare la talea è la primavera inoltrata o l’estate; non è consigliabile usare le parti in fiore di una pianta ma quelle che provengono dai getti più vigorosi appoggiandoli poi su di un substrato leggermente umido, in questo modo si stimola la talea ad emettere radici. Infine, per rimanere nel discorso radicazione, due accorgimenti agevolano il radicamento delle talee:

  • l’uso di ormoni della crescita o radicanti. Si tratta di sostanze dette etero-auxine che hanno la proprietà di attivare il radicamento delle talee
  • Impiego del calore di fondo. Ponendo le terrine o i vasi su di un dispositivo in grado di dare un certo tepore alla terra, il radicamento delle talee risulterà avvantaggiato

La divisione dei cespi e la propaggine

Molto vicina alla talea è la divisione delle radici o cespi. Molte piante cespugliose formano gruppi di nuove piantine che hanno origine dall’apparato radicale. In questo modo avremo già delle piantine belle e formate e non dovremo far altro che prendere l’intera pianta, toglierla dal vaso e fare in modo, evitando di danneggiare le radici, di separare le varie piantine

Ognuna di queste nuove piantine avrà le proprie radici che si accresceranno non appena trapiantate in un nuovo vaso. Questo tipo di riproduzione è redditizio con i germogli delle Agavi e delle Hawortia

La propaggine – invece – consiste nel far radicare un ramo prima di staccarlo per creare una nuova pianta. Questa pratica è diffusa con quelle piante i cui rami tendono ad emettere radici se in vicinanza del suolo umido

Per creare una nuova pianta si sceglie il ramo opportuno e lo si avvicina al suolo ancorandolo con un ferretto a forma di “U”. Nel giro di qualche settimana, la porzione di ramo a contatto con il terreno avrà emesso delle radici. A questo punto non ci resta che recidere il ramo, prima del punto in cui si sono sviluppate le nuove radici, e di rinvasarlo.

Un discorso a parte lo meritano certe specie di piante come la Kalanchoe che sui margini di ogni foglia, durante il periodo vegetativo, presentano un gran numero di piantine già formate, con delle radici avventizie. Queste piccolissime piantine cadendo sul terreno, nel giro di pochi giorni, con le condizioni di umidità e calore favorevoli, svilupperanno il loro apparato radicale dando origine ad un nuovo esemplare

La talea di foglia

Tra gli altri tipi di talea che si possono ricavare da una pianta, non potevamo non menzionare quella che in assoluto permette di riprodurre un gran numero di succulente a foglia carnosa: la talea di foglia

Questo semplicissimo e molto praticato sistema, consiste nel prendere la foglia di una pianta ed adagiarla, semplicemente, su della sabbia pura 


Queste foglie hanno delle grandi riserve d’acqua al loro interno e, una volta recise, permetteranno alla foglia di sopravvivere per lungo tempo

La capacità a sviluppare un nuovo apparato radicale porterà le nostre talee a radicare nel giro di qualche settimana; subito dopo la fase di attecchimento cominceranno a spuntare i nuovi abbozzi fogliari che col passare dei giorni si trasformeranno in delle foglie vere e proprie.
Sarà la foglia generatrice a garantire il sostentamento delle giovani foglioline; infatti, col passare del tempo, noteremo come la talea comincerà ad avvizzirsi fino a morire del tutto. Ma quando questo accadrà, la nuova piantina sarà già formata

 

La moltiplicazione delle piante grasse in vitro

Sin dagli anni ’30 i ricercatori hanno messo a punto metodi per la coltura in vitro di cellule vegetali. Piccoli frammenti di meristema (cellule del tessuto vegetale) vengono impiantati in condizioni sterili in una soluzione contenente sali minerali e composti organici in varie combinazioni

In queste condizioni le cellule meristematiche proliferano formando delle nuove cellule. Il passo successivo nella riproduzione in vitro è stato quello di scoprire come regolando le concentrazioni ormonali nella soluzione fosse possibile produrre nuove piante mature

Utilizzando questa tecnica si possono produrre, centinaia e anche migliaia di subcolture di cellule meristematiche in poco tempo e in poco spazio

La riproduzione sessuata delle piante grasse

Per tutte quelle succulente, a fusto carnoso, che non producono getti laterali o che non si vogliono deturpare tagliandone il fusto, l’unico mezzo per riprodurle resta il seme

Questo tipo di riproduzione prende il nome di riproduzione sessuata. I semi sono il risultato della fecondazione del fiore. Può capitare, tuttavia, che la pianta che intendiamo riprodurre non è ancora pronta per produrre dei fiori (alcune specie fioriscono dopo anni) o si tratta , il più delle volte, di esemplari autosterili; a questo punto l’unico mezzo per avere dei semi è quello di comprarli

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