Di cosa hanno bisogno le piante grasse per crescere in maniera rigogliosa?

Le cure colturali che bisogna prestare alle succulente non differiscono da tutte quelle che sono prestate alle piante ordinarie d’appartamento; bisogna, tuttavia, prestare attenzione alle condizioni climatiche dei paesi d’origine. Attraverso le riserve acquifere contenute nei loro tessuti spugnosi molte piante grasse si abituano facilmente ad un cambiamento di condizioni climatiche e resistono molto bene anche quando vengono dimenticate in qualche angolo dei nostri giardini


Quando, per mesi, ad una pianta grassa non si danno le cure più semplici come l’innaffiamento,  cessa di vegetare ma continua a vivere; in pratica la pianta va in riposo vegetativo. Se le annaffiature e le cure necessarie vengono riprese, queste piante dimostrano la loro capacità di vivere anche nelle condizioni più difficili e, se esposte al sole, possono produrre fioriture abbondanti


Con questo non si vuole dire che le piante grasse devono essere dimenticate al sole ed è sbagliata l’opinione comune che essendo piante di regioni desertiche possano vivere in pieno sole; le piante grasse, anche in pieno deserto, amano svilupparsi intorno a zone d’ombra come una cavità o l’ombra di un’altra pianta o arbusto.


Queste piante, per sopravvivere in ambienti così ostili per la vita di qualunque essere vivente, hanno sviluppato sistemi unici di sopravvivenza; il fusto è un vero e proprio serbatoio d’acqua, l’assenza di foglie ne evita lo spreco attraverso la traspirazione e la fragile struttura, è difesa mediante spine o aculei diversi per forma, dimensione e colore. Alcune persone, spesso, hanno rinunciato a coltivare le piante grasse ritenendole molto difficili da coltivare; altre le hanno consigliate ai distratti sostenendo che queste piante vivono con pochissime attenzioni.

In alcuni casi la prima affermazione è assolutamente vera in quanto esistono delle piante grasse che non si possono certo consigliare ad un principiante; ma moltissime, e stiamo parlando di tutti gli esemplari diffusi nei nostri vivai,  possono essere coltivate facilmente con buone speranze di successo


È ovvio però che tutti gli organismi viventi – piante o animali – hanno bisogno,   per vivere e riprodursi, di un ambiente adatto. Bisognerà quindi, prima di cimentarsi nella coltivazione di piante di qualunque genere, vedere quali condizioni possiamo offrirgli; potremmo poi, fra quelle adatte a queste condizioni, scegliere quella che più ci piace

I fattori di cui dobbiamo tenere conto per un’ottima coltivazione sono i cinque elementi fondamentali per la vita di una pianta: 

  • l’aria
  • la luce
  • l’acqua
  • il calore
  • la composizione fisica e chimica del terreno

Se le annaffiature e la composizione chimica e fisica del terreno possono essere regolate a nostro piacimento, lo stesso non può dirsi per la luce, calore ed aria; dobbiamo necessariamente scegliere l’ambiente più idoneo per il tipo di pianta che stiamo coltivando. Anche se nella grande famiglia delle succulente è facile trovare piante che più di altre si adattano a determinati ambienti non dobbiamo scoraggiarci perchè, come detto in precedenza, le nostre succulente sono degli organismi vegetali che hanno sviluppato delle capacità di adattamento tali che, le differenze climatiche riscontrabili in un giardino sono insignificanti


Concludiamo questo discorso introduttivo sulla coltivazione dicendo che non esistono regole fisse per la coltivazione delle succulente ma tutti i suggerimenti che seguiranno potranno aiutare voi principianti. L’esperienza arriverà da sola dopo tante ore di lavoro passate nella serra a coltivare ed osservare le proprie piante e dopo aver commesso degli errori. I primi risultati vi daranno tanta soddisfazione

Dove mettere le piante grasse

L’aria

Come tutti gli organismi viventi anche le piante utilizzano l’aria per sopravvivere; dei gas presenti nell’aria rivestono vitale importanza, per le succulente, l’ossigeno indispensabile per la respirazione e l’anidride carbonica fondamentale nel processo di fotosintesi. L’unica differenza per quanto concerne l’impiego di questi gas, è dovuta al periodo di assimilazione; per le piante ordinarie l’assimilazione dell’anidride carbonica ed il processo di fotosintesi avvengono di giorno, al contrario, per le succulente il processo di assimilazione avviene di notte e la fotosintesi di giorno


Le nostre succulente non amano gli ambienti poco areati e favorevoli allo sviluppo dei funghi, nemici numero uno delle nostre piante, ma quelli con una costante circolazione dell’aria. Se la coltivazione delle nostre piante si svolge in una serra, a maggior ragione, dobbiamo preoccuparci di creare un ricambio d’aria. Se così non fosse, in estate, l’aria calda che si accumula all’interno finirebbe col far diventare la serra una fornace; il risultato sarebbe quello di veder morire le nostre piante per mancanza d’areazione

Le piante grasse hanno bisogno di luce e sole?

Insieme all’aria, la luce è un elemento indispensabile affinchè ci sia vita sulla terra
Quando le piante si trovano esposte alla luce, i tessuti contenenti la clorofilla e l’anidride carbonica danno luogo ad un processo chiamato fotosintesi clorofilliana, che producendo zuccheri ed amidi garantiscono la crescita della pianta.
La luce, inoltre, determina la direzione di crescita delle piante ed assicura la germinazione dei semi, lo sviluppo dei fiori e la crescita vegetativa


Senza la luce
la pianta, spinta dai movimenti di fototropismo, eziola nel disperato tentativo di raggiungere la luce, perde colore e finisce col morire.
Nei deserti del Sud America la luce è un elemento che non manca mai ed il fotoperiodo (tempo di esposizione alla luce) è di gran lunga superiore a quello che noi possiamo offrire nelle nostre regioni

Il discorso di ricorrere alla luce artificiale per riprodurre condizioni particolari di sviluppo, non interessa i piccoli coltivatori, personalmente non sono favorevole ad ingannare le piante simulando giornate senza buio


Un accorgimento che bisogna usare con le nostre piante per garantire un completo sfruttamento della luce solare è quello di mantenerne la superficie priva di polvere spruzzandoci sopra dell’acqua. Attraverso questo accorgimento, il fusto della pianta e quindi i tessuti responsabili della fotosintesi, assorbendo una maggiore quantità di luce sintetizzeranno più sostanze nutritive e cresceranno più sane

Non tutti sicuramente posseggono una serra dove riporre le piante e per questo motivo, devono fare in modo di esporre le piante a Sud (maggior tempo di esposizione), su di un balcone o terrazza


Un’errata opinione comune riguarda l‘esposizione diretta delle piante grasse alla luce solare; non dimentichiamo che pur avendo sviluppato, in natura, capacità di adattamento tali da poter sopravvivere in condizioni estreme, gli esemplari riprodotti da seme nei nostri vivai o quelli che hanno trascorso molto tempo all’interno di una serra pur amando la luce viva ed intensa, non preferiscono una completa e diretta esposizione alla luce solare (ricordiamoci che noi non possiamo riprodurre le condizioni ambientali delle zone d’origine)


Se le esposizioni non avvengono in maniera graduale, i danni che possono derivare da un’esposizione incauta possono generare delle vistose bruciature e in casi estremi portare alla morte la pianta.
Considerato che noi non possiamo riprodurre, nelle nostre zone, le caratteristiche ideali per una migliore crescita, sarà la nostra esperienza, acquisita osservando nel tempo la crescita delle nostre piante, ad insegnarci quali piante preferiscono stare protette in una serra, quali all’esterno, quali esposte completamente al sole oppure ombreggiate


Anche il ricorso alla serra potrebbe presentare degli svantaggi se non vengono usati, con l’avvicinarsi della stagione estiva, degli opportuni accorgimenti

Nelle regioni del Sud Italia, in estate, è facile raggiungere i 35° all’ombra; figuriamoci la temperatura che si raggiunge in una serra chiusa ed esposta per tutta la giornata al sol leone: un forno. Alcune delle soluzioni che io ho adottato, per garantire la circolazione di aria all’interno della mia serra, consistono nell’impiego di pannelli removibili; in questo modo aprendo in alcuni punti la serra e usando dell’ombreggiante in altri, ho garantito quel ricambio d’aria e luminosità necessari a non trasformare la serra in una fornace, garantendo una crescita rigogliosa.


Oltretutto, le temperature elevate al di sopra dei 35° farebbero arrestare il processo di crescita vegetativa delle piante senza parlare dei danni permanenti che potrebbero subire.

Per poter garantire una crescita proporzionata delle nostre piante, impedendo che le stesse assumano forme strane, è necessario, di frequente, ruotare le stesse per garantire un’esposizione omogenea di ogni parte della pianta. Tutti coloro che hanno intenzione di coltivare piante grasse devono, come prima cosa, conoscere l’ambiente di crescita di queste piante, se hanno bisogno di luce intensa, di un’esposizione diretta o di luoghi ombreggiati, della composizione chimica del terreno di crescita


Esistono, in commercio, delle riviste specializzate che riportano le schede botaniche, molto dettagliate, dei singoli esemplari; ognuna di queste schede riporta numerose ed interessanti notizie circa la coltivazione


Si parte da una descrizione botanica della pianta ( famiglia di appartenenza, specie, varietà etc.), la descrizione della composta (terriccio di coltivazione), le temperature minime e massime di esposizione e si finisce con la descrizione del colore e forma dei fiori e dei frutti .

Come e quando innaffiare le piante grasse

È la sorgente di vita sulla terra e, la vita stessa sul nostro pianeta non sarebbe esistita senza l’acqua. L’acqua è vita e morte per una pianta; la maggior parte delle piante muore per eccessi nelle annaffiature ed è impossibile stabilire una regola fissa per determinare la quantità e la periodicità delle annaffiature. Numerosi fattori quali il tipo di vaso, il terriccio usato, la temperatura, il periodo dell’anno e la posizione della pianta contribuiscono a determinare frequenza e quantità d’acqua delle annaffiature


Le piante grasse sono costituite per la maggior parte d’acqua; ed è questa caratteristica biologica che le ha rese uniche. Tra i ruoli dell’acqua, che arriva a costituire fino al 90% del peso della pianta, ricordiamo: la formazione degli zuccheri attraverso la fotosintesi clorofilliana e la termoregolazione attraverso la traspirazione.

Le piante non crescono nello stesso modo durante l’anno. In primavera e all’inizio dell’estate la ripresa vegetativa facendo crescere la nostra pianta richiederà molta acqua. Durante l’inverno, l’arresto vegetativo dovuto alla mancanza di luce e calore porterà ad una sospensione delle annaffiature


La mancanza d’acqua provoca un avvizzimento della pianta che può essere, temporaneo ad un primo livello e permanente se la mancanza d’acqua si prolunga

La resistenza a prolungati periodi di siccità è notevole, per mezzo della loro costituzione particolare e per la funzione speciale degli stomi, le piante, impiegano molto tempo per raggiungere lo stadio di avvizzimento temporaneo


Questo stadio di avvizzimento, inteso come una difesa, permette a moltissime specie di superare, indenni, lunghi periodi di siccità (moltissimi mesi), mentre una flebile pioggia assicura una ripresa rapida dello stato normale (in alcuni casi una forte umidità permette alla pianta di sopravvivere e di recuperare, per condensa, l’acqua sufficiente alla sua vitaUn caso particolare di adattamento a prolungati periodi di siccità, si può osservare, nella Lophophora Williamsi che, nei periodi secchi, avvizzisce a tal punto da interrarsi completamente per poi riprendere la sua forma normale.

In passato si pensava che le piante grasse non andassero innaffiate perchè: “bevevano l’umidità dell’aria”. Come regola fissa è sbagliata; assorbendo l’umidità dell’aria sottoforma di condensa, le piante grasse possono resistere per mesi, ma la resistenza non è illimitata, e spesso si riducono in condizioni pietose. A noi non basta che le piante sopravvivano alla meno peggio: le vogliamo veder crescere rigogliose e fiorire


Quando arriva il periodo vegetativo, le dobbiamo annaffiare: dobbiamo garantire loro una stagione delle piogge; allungandola anticipando l’inizio di un paio di mesi e ritardando la fine di qualche settimana. La pratica ci insegnerà quando, quanto e come annaffiare


L’intervallo di tempo tra un’annaffiatura e l’altra, la quantità d’acqua variano a seconda della stagione, del tempo che fa, dei vasi che si usano (piccoli o grandi, di terracotta o plastica), del drenaggio del terreno

In serra si può cominciare ad annaffiare alla fine di Febbraio o ai primi di marzo, quando le piante accennano una ripresa vegetativa caratterizzata dalla comparsa, all’apice, di nuovo tessuto o dai colori vivaci delle nuove spine, il cui sviluppo, in autunno, si era interrotto

In principio si annaffia ogni 8-13 giorni, poi si aumenta la frequenza e in Maggio (e anche a fine Aprile se fa caldo) si arriva ad annaffiare ogni volta che la terra, in superficie, è asciutta. In estate per piante grasse a dimora in vasi piccoli e poco profondi (circa 10 cm) può capitare di annaffiare anche una volta al giorno. Per piante molto sensibili e soggette ad attacchi funginei sarà l’esperienza ad insegnarci di quanto diradare le annaffiature.

 

Quando si annaffia in questo periodo bisogna bagnare uniformemente il terriccio tutto intorno alla pianta fino a quando un pò d’acqua fuoriesce nel sottovaso, attraverso i fori di drenaggio, svuotandolo quando se ne è accumulata troppa. Seguendo questa modalità, le radici crescono uniformemente e non verso l’alto come nei casi in cui si bagna appena la superficie

Lo scorrere dell’acqua attraverso tutto il substrato fino ai fori di drenaggio favorisce, inoltre, il ricambio d’aria nel terreno e l’acqua in eccesso che si accumula nel sottovaso, contribuisce a smaltire quei sali minerali in eccesso che si accumulano nel terreno a causa delle concimazioni e della durezza dell’acqua stessa. Il fabbisogno d’acqua di una pianta grassa varia anche in relazione alla sua età: nei semenzai, infatti, le giovani piantine vanno mantenute sempre in un substrato umido per i primi mesi

Si può lasciar asciugare il substrato, tra un’annaffiatura e l’altra, quando le piantine si sono irrobustite ed hanno emesso le prime spine o foglioline. È opportuno osservare, durante le fasi dell’annaffiatura, delle piccole precauzioni

  • bagnare con precauzione le piante a cuticola ricoperta di cera poiché l’acqua asporta la cera e la pianta perde una gran parte della sua caratteristiche e della sua bellezza.
  • non bagnare i fiori che si vogliono usare per l’impollinazione o che sono stati impollinati da poco. In natura la pianta “ha imparato” a chiuderli quando il tempo minaccia pioggia: non li può difendere dai nostri acquazzoni senza preavviso.
  • È preferibile fare delle annaffiature abbondanti e piuttosto rade che scarse e troppo fitte; queste ultime non lasciano asciugare la terra fra l’una e l’altra.

Nel dubbio è meglio scarseggiare che abbondare nella frequenza delle annaffiature in quanto le piante sopportano lunghi periodi di asciutta. Un riferimento particolare va rivolto alle caratteristiche dell’acqua; preferibilmente va usata acqua piovana, preventivamente raccolta. In mancanza, acqua di rubinetto dopo averla lasciata a riposare per far depositare il calcare


In conclusione possiamo affermare che le piante non devono bere l’umidità dell’aria e ricordiamoci che ci vogliono mesi e mesi per far morire di sete una pianta grassa e può bastare qualche settimana per farla marcire

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