Quasi tutti i frutti carnosi dei cactus sono commestibili e le tribù dei nativi che abitano le regioni desertiche d’America ne fanno uso per diversi scopi ed alcuni, come quelli del Saguaro (Carnegiea Gigantea), sono entrati a far parte della loro dieta giornaliera

Ricercatori e conquistatori spagnoli hanno riportato come molte tribù solevano indicare i frutti dei cactus colonnari (Cereus) con il termine pitaya o pitahaya ( tribù del deserto di Sonora li chiamano Pitayo di Ottobre o pitayo dolce)

Questo termine, che significa frutto squamoso o con scaglie, al giorno d’oggi è usato per indicare i frutti di Stenocereus

La maggior parte dei frutti che fanno parte della dieta di queste tribù o che vengono usati per la preparazione di farine, marmellate e vini sono raccolti quasi esclusivamente da piante che crescono in natura e raramente ( Stenocereus Fricii, Griseus e Stellatus) si ricorre a quelli delle piante coltivate.
Ai frutti di Stenocereus “pitayo” si affianca il frutto di due grandi specie di cactus a sviluppo colonnare del deserto di Sonora; il “cardon” del Pachycereus Pringlei

La tribù dei Seri individua quattro tipi di cardon in funzione del colore della polpa del frutto che varia dal bianco al rosso all’arancio e viola. Nonostante la superficie di questi frutti presenti un numero considerevole di lunghe spine, il gusto delizioso di quelli freschi e conservati lo rende un frutto molto ricercato

La raccolta viene fatta servendosi di lunghe aste, simili a quelle usate per la raccolta dei frutti del saguaro, e del frutto non si buttano nemmeno i semi che verranno usati per la produzione di farine e purè

Nella miriade di frutti che si possono menzionare non bisogna assolutamente tralasciare i cactus fragola ( Echinocereus Fendleri, E. Engelmannii), i cabuches del Ferocactus Histrix ed il famosissimo “garambullo” o mirtillo del deserto

Si tratta del frutto del Myrtillocactus Geometrizans di colore viola intenso che viene mangiato preferibilmente fresco mentre quello secco, simile alla nostra uva passa, trova applicazione nella preparazione di dolci e bevande zuccherate

 

Non bisogna sorprendersi se accanto ai frutti vengano mangiate anche le piante; il Ferocactus Wislizenii viene usato per preparare piatti molto deliziosi

La parte superiore della pianta viene rimossa insieme a tutte le spine sul luogo di raccolta, successivamente il cactus viene tagliato in larghe rotelle e portato a casa dove viene ridotto in pezzetti più piccoli, simili a patate, che verranno bolliti insieme a fagioli secchi

Gli stati del Zacatecas e di San Louis Potosì sono famosi per i Cabuches i boccioli floreali maturi del ferocactus Histrix.

Questi boccioli vengono raccolti e mangiati fritti o bolliti spesso mischiati con peperoni e minestre o affiancati a uova fritte ed insalate

Il numero dei frutti e delle piante che fanno parte della dieta di queste tribù è molto vasto ma alcune di quest’ultime rivestono un’importanza assai superiore alle altre per il significato religioso. Un esempio tipico è il saguaro

Il Saguaro, una delle piante grasse da mangiare

 

La pianta del saguaro riveste particolare importanza presso le tribù dei nativi; i frutti di questo gigante del deserto vengono raccolti per fare delle marmellate, sciroppi e un vino a bassa gradazione alcolica usato per le cerimonie di invocazione della pioggia. Anche i semi non vengono risparmiati; una volta secchi vengono macinati per ottenere una farina usata per preparare minestre e torte

Pur essendo molto faticosa la raccolta dei frutti del saguaro è molto attesa perchè, coinvolgendo tutto il paese, è fonte di aggregazione sociale. Il periodo della raccolta dura circa un mese ed inizia a metà giugno. I fattori climatici determinando la maturazione dei frutti, possono influenzare fortemente l’inizio del periodo di raccolta

La raccolta dei frutti è svolto in coppia dalle; una, servendosi di una lunga asta, li fa cadere a terra mentre l’altra li ripone in un catino. Agli uomini, invece, spetta la raccolta della legna, la preparazione del fuoco e del vino

I frutti raccolti possono presentarsi in due forme: quelli che, maturi, si sono aperti rilasciando i semi e quelli ancora chiusi; la polpa di quest’ultimi viene abilmente estratta dalle donne servendosi delle sole unghie

Tutto il materiale raccolto dalle donne viene portato al campo e la prima fase della lavorazione consisiste nel liberare tutto il prodotto dalla presenza di eventuali sassolini dovuta alle fasi di raccolta. La fase di apertura dei frutti, per la raccolta della polpa, ha rilasciato del succo che una volta prelevato costituisce una bevanda rinfrescante e gustosa

La preparazione dei prodotti a base di polpa deve avvenire nel giro di poco tempo; la calura estiva, infatti, potrebbe accelerare il processo di fermentazione facendo deperire il tutto

Lo sciroppo di frutti di saguaro viene ottenuto schiacciando la polpa e facendola poi bollire per rilasciare lo zucchero

Lo sciroppo ottenuto viene successivamente imbottigliato mentre polpa e semi vengono esposti al sole per poi essere conservati per lunghissimi periodi in quanto non hanno più acqua al loro interno.
La marmellata invece si ottiene mischiando la polpa secca, privata dei semi, con acqua e sciroppo e bollendo il tutto fino a far assumere al preparato la caratteristica massa gelatinosa


Per ultimo i semi che macinati producono farine per la preparazione di torte o, con l’aggiunta di zucchero, caramelle

Ma tra tutte le attività connesse con la lavorazione dei frutti del saguaro, riveste un carattere quasi cerimoniale la preparazione del vino che verrà usato dalle tribù in una festa religiosa per l’invocazione delle piogge nei mesi di luglio ed agosto

In occasione di questa cerimonia tutte le famiglie del villaggio mettono a disposizione dell’interà comunità lo sciroppo al quale verrà aggiunta dell’acqua calda

Il tutto viene versato in vasi di terracotta, chiamati Ollas, e riposti in apposite costruzioni adibite a cantine dove un osservatore preposto seguirà il processo di fermentazione mentre il resto della tribù accompagnerà la fermentazione con canti e balli che finiscono per creare uno stato di eccitazione generale

Questo processo dura poco tempo, all’incirca due o tre giorni, pertanto una continua osservazione del processo si rende necessaria per non rischiare di ottenere aceto. Avvenuta la fermentazione, un messo viene mandato a dare la notizia a tutto il paese e, nel giro di poco tempo, tutta la gente si reca sul luogo prescelto per invocare la pioggia e la cerimonia ha inizio

Il vino, che presenta una bassa gradazione alcolica, viene consumato nel corso di questa cerimonia che è stata oggetto di numerosi racconti di viaggio dei missionari del passato

Oggi la cerimonia di invocazione della pioggia non è più praticata ma il Saguaro continua ad essere al centro della vita di tutte queste tribù

I gustosissimi fichi d’India

Il genere opuntia è, in assoluto, uno dei più diffusi . Le diverse specie si possono ritrovare in ogni angolo del pianeta, dal livello del mare alle alte vette del Perù e Bolivia. Gli esemplari vanno da quelli maestosi (superano anche i 10 metri d’altezza) a quelli intermedi e non mancano quelli minuscoli e striscianti. In Italia, soprattutto lungo le coste del Meridione, l’opuntia Ficus Indica è in assoluto la pianta grassa più diffusa grazie anche alla perfetta acclimatazione e, nel periodo estivo, è facile trovare sulle bancarelle dei fruttivendoli i suoi gustosissimi frutti.

Per chi volesse cimentarsi nella raccolta dei frutti è necessario che le operazioni di raccolta vengano fatte con la massima cautela e in giornate prive di vento. Le principali insidie sono rappresentate dalle fitte ramificazioni delle piante, che non facilitano la raccolta, e dalle minutissime e fragilissime spine dei frutti

Per la raccolta è preferibile recarsi sul posto nelle primissime ore del giorno (si evita in questo modo di combattere contro insetti e vespe queste ultime molto ghiotte del succo dei frutti) muniti di guanti resistenti (ad esempio quelli per il giardinaggio); questo impedisce ai glochidi dei frutti di penetrare nella pelle o nel peggiore dei casi, strappati dal vento, di finire negli occhi

Una volta portati a casa è necessaria una nuova operazione che precede l’apertura del frutto; occorre, infatti, lavarli per eliminare quante più spine possibile

Ricordo come sia molto difficile eliminare i glochidi una volta che si sono conficcati nella pelle; data la loro fragilità e la presenza di un uncino, quando si tenta di strapparli via si rompono, ed una parte della spina rimane nella pelle determinando una fastidiosissima sensazione di prurito

I frutti lavati vengono infilzati con una forchetta, per tenerli fermi, e dopo aver asportato le estremità viene praticato un taglio per tutta la lunghezza del frutto

Il taglio permette, con molta facilità, di aprire il frutto per poi prelevarne la polpa. Una volta terminata questa fase di pulitura non rimane altro che gustare questi coloratissimi frutti.