Ariocarpus, quali regole seguire per coltivare queste piante?

La scelta del vaso

I vasi in plastica sono da preferire a quelli in terracotta soprattutto per l’azione esercitata sul delicato apparato radicale. In un vaso in terracotta lo strato più esterno e delicato delle radici aderisce al vaso e in caso di necessità ( urgente rinvaso per infestazione da parassiti ) la rimozione del pane di terra comporterebbe il danneggiamento dei peli radicali assorbenti

Nei vasi in plastica, invece, quest’azione non determina uno shock per l’apparato radicale e nel caso delle annaffiature non vi è ristagno di umidità
La scelta deve ricadere su vasi profondi e con diametro leggermente superiore al diametro della pianta al fine di consentire l’annaffiatura dall’alto e lunghi periodi senza rinvaso

Come e quanto innaffiare gli Ariocarpus

Per quanto concerne le annaffiature queste possono essere effettuate seguendo gli stessi criteri adottati per tutte le altre piante grasse.
Si possono effettuare, nel periodo di crescita vegetativa, annaffiature con frequenza variabile a seconda di determinati fattori: temperatura esterna, ventilazione, consistenza del terreno etc.

 

Una sostanziale differenza nella crescita degli Ariocarpus rispetto ad altre piante è rappresentata da ciclo vegetativo dopo la stagione di riposo.
Dopo la stagione invernale, agli inizi di marzo, riprende la stagione vegetativa che raggiunge il massimo ad inizio estate e termina con la fioritura autunnale


Il periodo estivo è caratterizzato da un breve periodo di riposo nel quale le annaffiature andranno sospese per poi essere interrotte del tutto dopo la fioritura
Le annaffiature dal basso sono da preferire a quelle dall’alto in quanto hanno il vantaggio di preservare la parte aerea ( tubercoli – lanugine – colletto ) della pianta ma col passare del tempo determinano un accumulo di cristallizzazioni saline sulla parte esterna del pane di terra

 Questo accumulo può essere evitato ricorrendo di tanto in tanto ad annaffiature dall’alto mediante nebulizzazione diretta

Come concimare gli Ariocarpus

Anche per gli Ariocarpus si rende necessario, durante la fase di crescita vegetativa, un apporto di elementi nutrienti per sopperire alle carenze del terreno.
Se vengono somministrati, durante i rinvasi, fertilizzanti a lenta cessione gli apporti nutritivi (fertilizzanti liquidi) possono essere fatti di tanto in tanto durante la stagione di vegetazione

 Come tutte le piante anche per gli Ariocarpus è fondamentale l’apporto di luce e, l’osservazione delle piante in natura ci fornisce un valido suggerimento in tal senso. In natura gli Ariocarpus più vigorosi e belli crescono tra gli arbusti, gli steli d’erba e nei pressi di massi i quali forniscono una valida protezione dai raggi diretti del sole

Dove posizionare gli Ariocarpus: luce e calore

Gli Ariocarpus richiedono calore per mantenere calde le radici pertanto deve essere garantita un’esposizione che raggiunga direttamente il vaso mentre per la parte aerea è richiesta un’esposizione più controllata

Come evitare i parassiti sugli Ariocarpus

Per finire passiamo ad analizzare gli interventi preventivi in materia di infestazioni da parassiti. Come prevenzione può essere usato un insetticida liquido da somministrare in differenti periodi: in primavera e prima del riposo vegetativo. La cocciniglia delle radici è il parassita che di solito colpisce gli Ariocarpus; l’attacco è facilitato dal fatto che per queste piante viene usata una composta non compatta ma granulare


Se non si ricorre a queste misure preventive il rischio è quello di trasformare i vasi che contengono gli Ariocarpus in ricettacoli di questi fastidiosi parassiti che finiranno col tempo per asfissiare le radici con conseguente morte della pianta

Come seminare gli Ariocarpus

Tutti gli appassionati coltivatori delle piante grasse non possono rinunciare, per meglio comprendere questo mondo multiforme e multicolore, ad una delle più importanti fasi della coltivazione delle piante grasse: la semina
La semina delle piante grasse rappresenta un’esperienza interessante soprattutto se accompagnata da ottimi risultati


L’interesse, il più delle volte, è rivolto a specie che presentano un intervallo di tempo relativamente breve tra semina e primo trapianto in alveolo o che sono di difficile reperimento
Si può parlare anche di necessità di ricorrere alla semina quando per piccole piantine si pagano prezzi troppo alti o l’attenzione è rivolta a specie che non rientrano in quelle ufficiali


Infatti, come abbiamo detto in precedenza, questo genere è suddiviso ufficialmente in sei specie principali ma facendo riferimento all’opera “The Ariocarpus hand book” il numero delle specie e sottospecie sale. Nella pubblicazione è possibile ammirare esemplari crestati, variegati, mostruosi oppure esemplari risultato di ibridizzazioni

La facilità di procurarsi i semi (anche di specie rare), le superate convinzioni che gli Ariocarpus siano difficili da coltivare (ma nemmeno tanto facili) ed i consigli forniti da numerose pubblicazioni dedicate a questo genere fanno si che sempre più appassionati si dedichino alla semina di queste piante

Per la preparazione del letto di semina si possono seguire le linee guida per la semina tradizionale ricorrendo ad una composta nelle seguenti misure: torba nella misura del 40% e terriccio di foglie setacciate per il 30%, la restante parte è costituita da lapillo o pomice in modo da creare un buon drenaggio


Dopo aver cosparso i semi ed immerso il contenitore in acqua e fungicida lo si chiude, una volta fatta scolare l’acqua in eccesso, in un sacchetto di plastica al fine di facilitare le ispezioni periodiche e per mantenere quel microclima umido, necessario nei primi 10-15 giorni per una buona germinazione


L’uso di piccoli vasi a forma quadrata ( occupano meno spazio ) per la semina è molto utile e si rende necessario quando l’esperienza non ha raggiunto livelli tali da impegnarsi in semine su larga scala e soprattutto quando non si fa uso di sostanze fungicida preventive

Così facendo e riponendo ogni singolo vasetto in un differente contenitore plastico, in caso di infestazioni da funghi si preservano i restanti semi da una morte certa


Dopo 5-6 giorni
, se la temperatura ha mantenuto valori accettabili e costanti ( superiore ai 23°C ), si cominciano a vedere i segni di germinazione che si conclude con la formazione delle giovani piantine dopo 15-20 giorni. Trascorso questo intervallo di tempo si può ritenere che la fase di germinazione è ormai conclusa e che un buon 50-70% dei semi comprati ha prodotto nuove piantine


La fase iniziale di crescita delle giovani piantine è caratterizzata dalla comparsa di piccoli tubercoli, sormontati da piumette, che poco si avvicinano a quelli della maturità. La lenta fase di crescita può essere seguita ispezionando di tanto in tanto i vasi ed assicurandosi, con degli opportuni accorgimenti, che la condensa depositata sul rivestimento plastico non ricada sul letto di semina provocando marciumi. Di tanto in tanto possono essere apportate piccole quantità di fertilizzanti liquidi

Propagazione artificiale degli Ariocarpus

Oggi in materia di germinazione, crescita e coltivazione si va sempre più affermando una tecnica che personalmente utilizzo e che produce grossi risultati: la coltivazione indoor
Questa coltivazione “in casa – domestica” è caratterizzata dall’utilizzare fonti sostitutive della materia prima (calore e luce) in fatto di germinazione e crescita delle piante: i propagatori artificiali


Si tratta di ambienti di coltivazione autocostruiti o acquistati che riproducono il giusto ambiente di crescita in termini di calore, luce e tasso di umidità.
Questi box, realizzati con materiali comuni plex – legno – plastica, sono dotati di lampade con uno spettro molto vicino a quello della luce solare ( contrariamente alle lampade ad incandescenza ), di resistenze termiche per garantire la giusta temperatura e da strumenti di controllo quali termostati in grado di mantenere temperature costanti e timer per garantire, soprattutto nel periodo invernale, intervalli di luce di circa 14 ore


Nel mio propagatore autocostruito, un box in legno con sportello anteriore ( L=1,80mt; H=45cm; P=90cm ), impiego due neon fluorescenti per acquari ( costo € 18,00 ), una resistenza stagna da 50Watt ( €25,00 ), un timer ed un termostato ( €30,00). Una volta effettuata la semina (settembre) ripongo i contenitori in polistirolo o i vasi quadrati all’interno del propagatore dove vi rimarranno per tutto l’anno sino alla successiva stagione di ripresa vegetativa quando provvedo al trasferimento in serra esterna


In questo modo si è assicurato, alle giovani piantine, un tempo di crescita ininterrotto di circa 10 mesi senza alcuna variazione di luce e calore


Il vantaggio dei propagatori controllati e temporizzati riduce le ispezioni periodiche, sopratturro se si ricorre a piccoli vasi in plastica riposti all’interno di sacchetti trasparenti.
Le ispezioni, sporadiche, verranno effettuate con il solo scopo di assicurarsi che le giovani e delicate piantine non subiscano attacchi funginei o parassitari e se un attacco si è manifestato bisognerà attivare subito le misure di isolamento e di lotta antiparassitaria o anticrittogamica.
L’anno seguente a stagione vegetativa iniziata i vasi, privati dell’involucro in plastica, vengono riposti in serra ed esposti a luce filtrata e sottoposti al tradizionale regime di coltivazione

Tecniche di innesto degli Ariocarpus

Il desiderio di molti di noi che si cimentano nella semina e nella coltivazione delle giovani piantine è di vedere ben presto crescere gli Ariocarpus


Come detto in precedenza si tratta di una specie a lenta crescita pertanto, ottenere una pianta vigorosa e cresciuta nel giro di poco tempo è impossibile anche ricorrendo alla luce ed al calore dei propagatori. A questo punto, quando le giovani piantine si sono completamente sviluppate (circa due settimane di vita), è il caso di considerare l’innesto come una valida tecnica per accelerarne la crescita

Anche per gli Ariocarpus la scelta del portainnesto ricade su piante a sviluppo verticale con rapida crescita; a tal proposito possiamo ricordare quelle piante che ben si prestano a fungere da valido portainnesto per le giovanissime piantine:

  • Selenicereus grandiflorus;
  • Eriocereus jusbertii;
  • Pereskiopsis velutina;
  • Hylocereus undatus;
  • Trichocereus spachianus
  • Myrtillocactus geometrizans
  • Trichocereus pachanoi
  • Cereus peruvianus
 

La giovane piantina una volta innestata e quindi ben supportata dal punto di vista nutrizionale dal porta-innesto supererà l’iniziale fase di crescita incrementando a vista d’occhio le sue dimensioni

Per gli Ariocarpus è preferibile usare come porta-innesto piante sottili con un’altezza di 8-10 cm; ecco perchè uno dei portainnesti ideali ed anche temporanei è la pianta Pereskiopsis velutina; si tratta di un genere primitivo molto simile all’Opuntia per via dei glochidi presenti lungo lo stelo e simile al genere Pereskia per via delle foglie carnose e caduche


Il giorno prima 
tutti i porta-innesti della lunghezza di 8-10cm vengono copiosamente annaffiati. Quest’operazione li gonfierà ed una volta recisa la parte superiore il prezioso liquido alimenterà la giovane piantina


Esistono due differenti metodi circa le tecniche di innesto: un metodo posiziona la giovane piantina sul porta-innesto lasciandola crescere per il tempo desiderato l’altro, invece, posiziona la piantina facendola crescere per lo stretto necessario ad essere nuovamente innestata su di un altro porta-innesto generalmente Myrtillocactus geometrizan o Trichocereus pachanoi


Durante le prime settimane occorre prestare particolari cure facendo bene attenzione a non esporla direttamente ai raggi solari, a temperature superiori ai 30°C e mantenendo un elevato tasso di umidità


Nel caso si debba operare un trattamento fitosanitario occorre evitare di trattare la giovane piantina: gli aggressivi chimici presenti nei prodotti finirebbero col danneggiarla irreparabilmente


In ultima analisi si potrebbe anche tentare l’affrancatura della pianta nel senso che viene rimossa dal porta innesto stimolandola a produrre radici proprie


Il genere Ariocarpus si presta a questa azione mentre altri generi come Aztekium ritteri hanno prodotto solo insuccessi. Alcuni sorprendenti risultati si sono avuti proprio nella coltivazione degli Ariocarpus che sono arrivati a fiorire nell’arco di due o tre anni

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