Peyote

"Storia del Cactus Divino"


STORIA BOTANICA DEL PEYOTE.




Questa pianta venne descritta per la prima volta da un occidentale nel 1560, ma bisogna arrivare alle soglie del XIX secolo per veder giungere in Europa i primi esemplari per studi scientifici. Fu il botanico francese Charles Lemaire ad attribuire a questa pianta il primo nome botanico, ma, sfortunatamente, il nome Echinocactus Williamsii, che Lemaire usò per indicarla, comparve nel 1845 su di un catalogo per la coltivazione delle piante da orto e senza nessuna descrizione.
In seguito, il principe Salm-Dyck, un altro botanico europeo, fornì una sufficiente descrizione botanica della pianta che Lemaire, con classificazione binomia, aveva chiamato Echinocactus Williamsii. Nessuna illustrazione, però, accompagnò sia il nome dato da Lemaire sia la descrizione data da Salm-Dyck; solo nel 1847 il primo disegno della "peyote" apparve sulla rivista Curtis' Botanical.

1847 Primo disegno del "peyote".
Rivista Curtis' Botanical.



Nella seconda metà del XIX secolo le caratteristiche e l'uso del nome Echinocactus furono oggetto di disputa tra i botanici europei ed americani; gradualmente, l'impiego di tale nome divenne sempre più limitato e nuovi termini vennero proposti per raggruppare specie che sino ad allora erano incluse nel genere Echinocactus. Nel 1886 Theodore Rumpler, propose che la pianta peyote venisse rimossa dal genere Echinocactus e inserita nel genere isolato Anhalonium , così facendo, la classificazione binomia Anhalonium Williamsii divenne presto molto usata in Europa e negli Stati Uniti.
Molto tempo prima (1839), Lemaire aveva proposto il termine Anhalonium per indicare un altro gruppo di cactus spinosi, oggi correttamente classificati con il nome di Ariocarpus, pertanto, il termine Anhalonium deve essere considerato come un omonimo dell'Ariocarpus, sicché, in accordo con la nomenclatura botanica internazionale, esso non può essere usato per indicare un genere di pianta. ( L'Ariocarpus assomiglia vagamente al peyote, ma è un genere diverso). Nel 1887, il dottor Louis Lewin, farmacologo tedesco, ricevette dagli Stati Uniti alcune peyote secche etichettate "Muscale Button", che usò per studi di chimica riuscendo a scoprire numerosi e nuovi alcaloidi. Alcuni "bottoni" secchi vennero bolliti ed il risultato ottenuto venne presentato ad un botanico tedesco (Paul E. Hennings del Royal Botanical Museum di Berlin) a fini di studio.
Hennings notò che il materiale appariva simile alla pianta chiamata Anhalonium Williamsii (Echinocactus williamsii Lemaire e Salm-Dyck) ma differiva un po' per la forma del corpo e per la presenza di una peluria fitta nella parte centrale della pianta. Hennings concluse allora che il materiale secco, portatogli da Lewin, era un nuovo genere di pianta e, in onore al suo collega, gli attribuì il nome di Anhalonium lewinii. La descrizione del nuovo genere venne accompagnata da due disegni; uno illustrava la nuova specie "A. lewinii", l'altro la vecchia "A. Williamsii", ma il il disegno della nuova specie, ottenuto dalla pianta secca che Lewin aveva bollito in acqua, altro non era che una sommaria ricostruzione di quello che la pianta era in passato. Il ragionamento fatto dai due studiosi, per giungere a queste conclusioni, non tenne conto di un fattore molto importante: quando il fusto di un peyote secca, i tessuti molli si riducono fortemente in volume mentre la peluria non diminuisce né in sezione né in altezza; da questo ne deriva che in una pianta secca, in proporzione, la parte di peluria è maggiore della restante parte. Questo fenomeno portò Hennings e Lewin a sperare di aver scoperto un nuovo genere di peyote mentre la pianta che loro stavano studiando altro non era che una Anhalonium Williamsii. Anni dopo Bruhn e Holmstedt conclusero che le piante di Lewin conosciute come Anhalonium Williamsii erano, infatti, una specie di peyote del Sud degli Stati Uniti "Lophophora diffusa" mentre quelle descritte da Hennings come nuova specie "Anhalonium" lewinii appartenevano ad una specie del Nord "Lophophora williamsii".

Negli anni che seguirono, tra i botanici c'era ancora molta confusione circa la classificazione del peyote, ma nel 1891, Coultr propose un nuovo genere per identificare soltanto il peyote: Lophophora. Ciò finì col rendere più chiara la nomenclatura in quanto il peyote era stato incluso, alla fine del XIX secolo, in almeno cinque generi diversi di cactus. Il gruppo di piante comunemente chiamato e usato come peyote è quindi unico nella famiglia dei cactus e merita di essere citato separatamente come genere Lophophora.
Agli inizi del 1900, numerose forme e varianti di peyote erano diffuse tra i coltivatori d'Europa e d'America. L'alto numero di piante considerate specie individuali in vaso erano spesso descritte come nuove e differenti specie.
A questo si aggiungeva il fatto che pochi erano gli studi effettuati su queste piante dal punto di vista cromosomico, pertanto poche erano le notizie sulle specie ed il numero delle varianti nella popolazione di peyote. In seguito la possibilità di poter visitare i luoghi di crescita naturale in Texas e Mexico permise l'intensificarsi di studi che dimostrarono come le piante del genere Lophophora, specialmente nelle regioni di massima diffusione del nord e del centro, differivano per alcuni caratteri (colore, numero di coste, dimensioni etc.). Il numero e la prominenza delle coste, le lievi variazioni di colore e le condizioni della peluria sono le tre condizioni che hanno permesso di individuare molte delle specie di peyote. Tuttavia, questi caratteri variano così spesso che sono insufficienti a separare delle specie. Studi di laboratorio hanno dimostrato l'esistenza di due grandi popolazioni di peyote:

  • Lophophora Williamsi comunemente nota come peyote cactus e diffusa dal Texas del Sud sino alle alte pianure del Nord Mexico.
  • Lophophora diffusa cresce più a Sud nelle zone desertiche dello Stato del Queretaro, Mexico

Quest'ultima specie differisce dalla L. Williamsii per il colore giallo-verde anziché blu-verde, dall'essere priva di coste e solchi e da una crescita globosa.




BIBLIOGRAFIA

Botany of Peyote

Edward F. Anderson
Chapter 8, Peyote, The Divine Cactus, ©1980 The Arizona Board of Regents
Published by The University of Arizona Press







MORFOLOGIA


    Succulenta che presenta un marcato rigonfiamento della radice, lunga e conica,con fusto sporgente di poco dal terreno. Costituita, generalmente, da 8-10 costepoco sporgenti e arrotondate (si possono trovare esemplari con 5-8 coste), ricoperte da piccoli tubercoli ed attraversate longitudinalmente da piccoli solchi. Una delle caratteristiche morfologiche più evidenti è la presenza di ciuffetti lanosi nel punto apicale, costituito da peli lunghi e di colore bianco-grigio; solo le giovani piantine presentano delle piccole spine. Rispetto alle piccole dimensioni della pianta i fiori si presentano larghi alcuni centimetri e di colore rosa tenue; spuntano al centro della massa lanosa. La riproduzione da semi, anche se è possibile osservare dei getti all'altezza del colletto, si presenta difficile a causa della bassa germinabilità degli stessi. Per quanto concerne la diffusione geografica si tratta di una pianta propria dell'America meriodionale, più precisamente delle zone di Mirando City, Texas, Zapata. La coltivazione domestica non richiede particolari cure o attenzioni se non quelle prestate a tutte le succulente.Approfonditi studi sulla morfologia, inclusi alcuni esami al microscopio, hanno fornito molte informazioni circa l'evoluzione e le relazioni esistenti tra i cactus. In particolare l'analisi delle parti costituenti le piante, siano esse riproduttive o vegetative ha permesso di stabilire che la Lophophora appartiene ad un genere distinto suddiviso in due specie:

Lophophora diffusa.
Lophophora Williamsi.

Questa succulenta è una specie assai singolare, che vive in colonie e affiora appena dal terreno nel quale affonda un lungo fittone. Chi non conoscendola la notasse per la prima volta non rimarrebbe certo colpito da questa pianta piuttosto insignificante sia nella forma che nella modesta fioritura di color rosa biancastro. Tuttavia, nonostante le apparenze, questa cactacea rarissima in Europa ha goduto e gode tuttora di privilegi addirittura divini. Le tribù dei nativi d'America scoprirono che l'ingestione della polpa succosa, provocava negli individui uno stato di ebrezza dando sensazioni fantastiche e visioni di colori meravigliosi, la scomparsa dello stimolo della fame, della sete e della stanchezza e quindi finirono con l'attribuire alla pianta una natura divina al punto da dedicarele un rito particolare. La presenza di alcaloidi ed in particolare della mescalina (una vera e propria sostanza allucinogenza) spiega scientificamente gli effetti allucinogeni che si ottengono consumando questa specie.




Sulle tracce del Cactus Divino


A partire dall'arrivo dei primi europei nel nuovo mondo, il peyote è stato oggetto di numerose controversie, soppressioni e persecuzioni. "Condannata" dai conquistatori spagnoli per il suo "inganno satanico" ed attaccata più di recente dai governi e gruppi religiosi, questa pianta ha continuato a svolgere una "funzione divina" presso gli indiani del Messico diffondendosi notevolmente, negli ultimi cento anni, presso le tribù del Nord America.
La diffusione del culto del peyote costituisce un capitolo affascinante della storia del Nuovo Mondo e una sfida per antropologi, psicologi e botanici che, continuano a studiare la pianta ed i suoi elementi in connessione con gli affari derivanti dal suo commercio. Noi potremmo definire questo piccolo e affascinante cactus il prototipo degli allucinogeni del Nuovo Mondo. Il peyote fu una delle prime piante ad essere scoperta dagli europei e senza dubbio la più spettacolare " visione" per i conquistatori spagnoli.
Ma quanto è vecchio il culto del peyote?
Il primo missionario spagnolo Fra Bernardino de Sahagùn stimò, sulla base di alcuni eventi storici registrati nelle discendenze indiane, che il peyote era conosciuto presso i Chichimeca e Toltec già da 1800 anni prima dell'arrivo degli europei.
Questo significa che la "pianta divina" del Messico ha una storia che dura da 2000 anni. In seguito Carl Lumholtz, un etologista danese che per primo studiò gli indiani di Chihuahua, affermò che il culto del peyote era molto più vecchio. Egli dimostrò, infatti, che un simbolo raffigurante un peyote ed usato dagli Indiani Tarahumara, durante una cerimonia religiosa, compariva in antichi rituali, scolpiti nella roccia, scoperti in CentroAmerica.
Recentemente, scoperte archeologiche in alcune cave del Texas hanno portato alla luce, in un contesto di cerimonie religiose, esemplari di peyote, avvalorando in questo modo la tesi che il culto del peyote risalirebbe a più di 3000 anni fa.
Nel XVII secolo i gesuiti spagnoli constatarono che gli indiani Messicani usavano il peyote come medicina, la impiegavano per i riti magici (stregoneria) e per le cerimonie in genere; quando l'effetto allucinogeno raggiungeva il culmine chi era sotto l'effetto delle sostanze contenute nella pianta, parlava di orribili visioni. Padre Andrea Perez, che trascorse 16 anni presso queste tribù, nei suoi racconti scriveva che il peyote era abitualmente bevuto, ma il suo uso come medicina era proibito e punito in quanto collegato a riti tribali durante i quali, attraverso "diaboliche fantasie", si cercava di contattare gli spiriti malvagi .
Molto interessante fu un manuale pubblicato nel 1760 da un prete vicino a San Antonio, Texas, contenente molte domande poste a componenti delle tribù del luogo. Durante il percorso della conversione alcune di queste domande riguardavano il peyote o il culto di essa:
Hai mai mangiato carne umana? Hai mai mangiato peyote? Hai mai succhiato sangue di altre persone?
Hai mai interpretato sogni? Hai mai bevuto il peyote o l'hai data da bere ad altri?
Le ultime notizie europee circa questo sacro cactus sono quelle di Fra Bernardino, vissuto dal 1499 al 1590, che dedicò gran parte della sua vita agli indiani del Mexico. Fra Bernardino scriveva per i posteri: << C'è un'altra erba che sembra tunas (si suppone Opuntia). E' chiamata peyotl. E' bianca. Si trova a Nord e tutti coloro che la mangiano o la bevono hanno delle visioni tremende e ridicole. Questa intossicazione dura due o tre giorni e poi finisce. E' un cibo comune presso i Chihuahua, dà loro coraggio per combattere e li protegge da tutti i pericoli.>>. Non si sa comunque se i Chihuahua furono i primi a scoprire le proprietà allucinogene del peyote. Alcuni ricercatori credono che gli Indiani Tarahumara, vivendo in regioni dove i peyote abbondano furono i primi a sperimentare l'effetto allucinogeno di questa pianta e a tramandarlo poi ad altre tribù.




BIBLIOGRAFIA

Plants of the Gods -
Their Sacred, Healing and Hallucinogenic Powers
by Richard Evans Schultes and Albert Hoffman
Healing Arts Press (Vermont) 1992






PEYOTE e DROGA



Il peyote, ufficialmente indicata dai botanici come Lophophora Williamsii, cresce in una zona escusiva dell'America (MIRANDO CITY, TEXAS - WEBB, ZAPATA) e non può essere coltivata altrove. Per i cittadini non indiani il suo possesso o la sua coltivazione è punita dalle leggi antidroga.
Tuttavia, l'uso "religioso" del peyote è diffuso tra tutti i membri della "chiesa" dei nativi d'America che professano una religione, pseudo-tribale, derivata dalle pratiche dei nativi d'America.
Nel 1990, la Suprema Corte stabilì che il Primo Emendamento non legalizzava l'uso religioso del peyote per i nativi d'America.
Quattro anni dopo il congresso, appoggiato dalla D.E.A. a dalle altre leggi federali, costrinse l'alta corte a riaffermare il diritto all'uso "religioso" del peyote. La legge, indirettamente, finì col privilegiare le piccole bande di coltivatori di peyote (peyoteros) che continuarono a svolgere i loro traffici.
Poiché il peyote, per il tipo di crescita, è una pianta facile da coltivare, i peyoteros arrivano a raccogliere, in un'ora, 1000 bottoni contenenti l'alcaloide. Al termine della raccolta i bottoni possono essere usati immediatamente, oppure seccati; questa operazione, grazie anche al clima favorevole del Sud del Texas, richiede solo qualche settimana.
Il Texas Departement of Public Safety insieme alla D.E.A. tengono costantemente sotto controllo l'attività dei peyoteros denunciando piccoli abusi da parte dei "non indiani".



BIBLIOGRAFIA

tratto da un artico del
THE ECONOMIST
publicato il 3 Aprile 1999




Il peyote per usi psichedelici viene tagliato a fette e seccato, il prodotto ottenuto, noto anche come "mescal button", contiene un alcaloide: la mescalina.
Molte droghe attuali, quali l'ecstasi, sono strettamente collegate alla manipolazione chimica della mescalina. Tuttavia, i laboratori illegali raramente ricorrono alla mescalina per produrre derivati allucinogeni in quanto costa troppo, ed i prodotti derivati difficilmente trovano mercato.
C'è bisogno di mezzo grammo di sulfato di mescalina per produrre una pasticca di allucinogeno. Questa piccola quantità di mescalina costa dai 100 ai 200 dollari per grammo, quindi molto costosa per divenire una comune droga da strada.




Per la grafica della rubrica "Peyote Storia del fungo Divino" si ringrazia


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