Cactus

"Viaggio tra riti magici e medicina moderna"





L'uso delle piante quale rimedio per la cura di molti mali e come fonte per la celebrazione di riti propiziatori, per assicurarsi il volere degli dei o abbondanti raccolti e stagioni di caccia ricche di prede, è da sempre una pratica assai diffusa.
Ancora oggi presso molte tribù indigene le piante rappresentano l'unico rimedio sia per l'uso medico che per i riti shamanici ed anche religiosi (menzionando a tal proposito la divina medicina del San Pedro e del peyote). Per quanto riguarda le nostre piante, i cactus, un consistente numero viene impiegato dalle tribù indigene del nuovo mondo per curarsi.

In questa rubrica analizzeremo l'uso di alcune piante e le fasi di preparazione così come riportato, nei racconti dei loro viaggi, dai missionari o colonizzatori del passato. Malattie, ferite del fisico e dello spirito avevano come unico rimedio l'uso di preparati a base di piante grasse. Come riportato da Nicholson ed Arzeni, ad esempio, il peyote non è usato per creare soltanto stati di allucinazione, che consentono di parlare con gli spiriti, ma anche come analgesico ed anti-reumatico.
Se effettivamente, come riscontrato dalla scienza attuale, alcune piante posseggono alcaloidi molto potenti o proprietà fisiche e chimiche tali da ricavare medicamenti e medicinali; per altre le propietà curative più che reali sono solo immaginarie.

Ariocarpus retusus
   Ed è forse questa credenza nelle proprietà curative delle piante a renderne il consumo molto diffuso presso i nativi d'America. Studi condotti da Bye sull'uso delle piante medicinali presso i Tarahumara del Messico hanno messo in evidenza la relazione spirito-corpo infatti Bye scriveva: << la persona sana è colui la cui anima è contenta e soddisfatta nel corpo e la guarigione dipende solo da questa relazione anima-corpo >>. Appare evidente come uno stato di alterazione prodotto dall'uso di preparati a base di alcaloidi producendo uno stato di benessere, temporaneo, aveva come conseguenza quella di allontanare il malanno dal corpo.
Accanto al peyote, Lophophora Williamsii, chiamato hìkuli, i Tarahumara usano, per intero altre piante per ricavarne poltiglie medicamentose contro le contusioni, punture d'insetti e ferite mentre i decotti, vengono impiegati per i reumatismi. Queste altre piante anch'esse soprannominate hìkuli sono l'Ariocarpus Fissuratus e l'Epithelantha micromeris quest'ultima largamente usata dagli shamani per creare stati di allucinazione quale mezzo per parlare con gli spiriti.
Descriviamo di seguito alcuni cactus in base al loro impiego quale medicina.
Mammillaria Heyderi: il latice prodotto da questa pianta viene usato per curare il mal d'orecchi e la sordità.

Pachycereus Pecten-aboriginum: presso la tribù dei Seri del Nuovo Messico, il fusto di questo cactus colonnare viene tagliato e bollito per ottenere una medicina contro tutti i dolori e come lassativo; mentre impacchi di altri cactus quali Cephalocereus ed Echinocereus vengono impiegati contro le fratture.

Carnegiea Gigantea Saguaro: sezioni del fusto, private dalle spine, vengono cotte sui carboni e poi ridotte in poltiglia per creare reumatismi e zone doloranti. Accanto a queste "medicine" impiegate come analgesici, diuretici, stimolanti e lenitivi non mancano quelle che riguardano alcune problematiche che di sicuro non trovano riscontri nella medicina attuale e che in prima analisi possiamo definirle delle curiosità o dei veri e propri racconti di viaggio. Vediamone alcune.

Echinopsis Pachanoi: uso topico del decotto per combattere la calvizie.

Mammillaria Grahamii: presso la tribù dei Pima l'intera pianta viene fatta bollire ed il decotto impiegato per curare il mal d'orecchi ed altri dolori.

Peniocereus Striatus: di questa pianta viene impiegata la radice. Dopo essere stata macinata viene cotta ed applicata per ridurre rigonfiamenti, tumefazioni e per facilitare la chiusura della fontanella nei neonati.

Ariocarpus Bravoanus: l'intera pianta viene messa a bagno nell'alchool ed il liquido verrà usato per il trattamento dei reumatismi.

Cylindropuntia Acanthocarpa: gli infusi, ottenuti usando la cenere delle sezioni del fusto, vengono bevuti per problemi gastrointestinali.

Cylindropuntia Tunicata: le tribù hawaiane usano il succo del fusto e delle radici per gli acciacchi e per aiutare le partorienti.

Echinocereus coccineus: I Navajo usano questa pianta per stimolare la circolazione e l'attività cardiaca.

Opuntia Engelmannii: vengono applicate sezioni del fusto sul seno delle giovani madri per stimolare la produzione di latte.

Opuntia fragilis: gli Okanagon-Colville e gli Shuswap ricavano una poltiglia dal fusto e la usano per trattare le irritazioni in particola modo quelle della gola. Usano,inoltre, mangiarne il fusto per le sue proprietà diuretiche.

Opuntia Polyacantha: la tribù dei piedi neri usava praticare una sorta di agopuntura applicando le spine sulla parte dolorante per poi bruciarle. Il crepitio e le scintille prodotte dalle spine che bruciavano rappresentavano il segno dell'azione curativa.

Selenicereus Grandiflorus: usato nell'America tropicale per il trattamento di problemi cardiaci. Come riportato da Barthlott (1979) questa pianta veniva coltivata in maniera intensiva dalle industrie farmaceutiche per ricavare delle sostanze usate poi nella produzione di medicine per il trattamento di problemi cardiaci. Una specie di Selenicereus viene usata dai Machiguenga del Perù per il trattamento delle infiammazioni muscolari. Come si può ben vedere il numero delle piante grasse usate dai nativi d'America e da altre tribù è assai lungo e, riportarle tutte, insieme al tipo di pozione e di male curato richiede molto spazio.


BIBLIOGRAFIA

The Cactus Family © Copyright 2001 by Edward F. Anderson

Cacti as Medecine (pp. 60-61)




Peyote e medicina


L'uso del peyote, nei riti religiosi, da parte di molte tribù indiane è conoscenza comune. Inoltre, le proprietà curative per molte malattie e indisposizioni varie come il mal di denti, il dolore nel parto, la febbre, il dolore del seno, le malattie della pelle, i reumatismi, il diabete e la cecità, sono state ampiamente propagandate da queste tribù e riscontrate nei racconti dei missionari e viaggiatori del passato.

© 2003 Mondospinoso
Lophophora williamsii var. cespitosa
   Per quanto concerne gli studi recenti su questa pianta la U.S. DISPENSATORY elenca il peyote sotto il nome di Anhalonium ed indica il relativo uso come rimedio per alcuni disturbi nervosi come l'isteria ed anche nei casi di asma.
   Gli estratti delle piante intere del peyote sono stati preparati in vari solventi ed il prodotto ottenuto è stato impiegato per attività antimicrobica ed al principi dell'azione antibiotica è stato dato il nome di Peyocactin. Le cavie dello Svizzero-Webster sono state usate per le prove di tossicità e per indicare il grado di azione inibitoria del peocactin contro l'infezione da stafilococchi .
   Queste prove hanno messo in evidenza come gli animali protetti dall'azione inibitoria del Peyocactin sono sopravvissuti mentre quelli appartenenti al gruppo di controllo sono morti 60 ore dopo l'infezione da Stafilococco aureo.

Proprietà mediche del peyote:
   Principio attivo Peyocactin. Una sostanza cristallina solubile in acqua ottenuta per separazione immergendo una Lophophora Williamsii in una soluzione di etanolo.


Azione: attività antibiotica manifestata contro un'ampia gamma di batteri e di funghi. Di interesse particolare è stata la relativa azione inibitoria contro 18 varianti dello stafilococco aureo resistente alla penicillina.



BIBLIOGRAFIA

Antibiotic Activity of an Extract Of Peyote

David L. Walkington Department of Bacteriology University of Arizona

Economic Botany, 1960



Medicina moderna



A questo punto quello che interessa veramente, al di là dei racconti, a volte fantastici, dei missionari e degli esploratori è la relazione che intercorre tra le piante grasse e la medicina moderna. Emerge, con vigore, in un contesto di applicazioni fitoterapiche e cosmetiche l'uso dell'Aloe vera. Sulle proprietà curative e cosmetiche di questa pianta ci sono pervenute, dal passato, numerose testimonianze.
Dagli usi cosmetici per la bellezza del proprio corpo, presso gli antichi Egizi, alle proprietà curative illustrate da Dioscuride l'aloe vera ha assunto, ai giorni nostri, diversi nomi; da "Guaritore naturale" alla "pianta del secolo" fino anche alla pianta del miracolo.

Aloe Arborescens in fiore
© 2003 Mondospinoso
Aloe arborescens
  Delle circa quattrocento specie esistenti in natura, una decina sono quelle impiegate per le loro proprietà curative, di queste, l'Aloe Arborescens è molto probabilmente la più diffusa.
  Originaria del Sud Africa è ormai diffusa in quasi tutte le zone temperate del mondo, predilige le zone a clima temperato in prossimità del mare, sopportando anche periodi molto secchi e temperature invernali al di sotto dello zero.
  Numerosi sono stati gli studi clinici e scientifici condotti su questa pianta e tra supposizione e proprietà curative reali numerosi sono i prodotti, a base di estratti d'aloe, che hanno invaso il mercato.