E' possibile ricavare degli oggetti o degli utensili da un cactus? Vedremo come molte tribù
usano sfruttare particolari cactus
per ricavare oggetti che vanno dai piccoli contenitori alle sedie e persino tavolini.



Impiego dei cactus.
Le tribù native che abitano le regioni desertiche del nuovo mondo hanno impiegato tutta la loro creatività per sfruttare le poche risorse offerte da un ambiente così ostile. I cactus sono, in questa regione, l'unico elemento che abbonda in natura e, non bisogna sorprendersi se sono stati e continuano ad essere molto sfruttati per i più svariati usi. Vediamo di seguito alcuni dei più comuni oggetti che le tribù native ricavavano dai cactus insieme agli svariati impieghi.

Candele: il succo grasso ed oleoso dell'Opuntia Megacantha veniva usato per ricavare candele.

Acqua da bere: è opinione comune, considerando la proprietà dei cactus di accumulare acqua nei tessuti, che i cactus possano venir incisi per ottenere, prontamente, dell'acqua da bere. Inoltre, molto è stato scritto su come i cactus con la loro acqua abbiano salvato molti viaggiatori in difficoltà nel deserto. Quello che molti non sanno è che procacciarsi l'acqua da un cactus non è sempre cosa facile e che il liquido ottenuto, nella maggior parte dei casi, non ha un sapore gradevole. Dal punto di vista biologico poiché le succulente a fusto carnoso sono costituite da un tessuto spugnoso ricco di acqua "parenchima di riserva acquifero" possiamo dire che, circa il 90 % di queste piante è costituito d'acqua. Per poter estrarre l'acqua non basta tagliare la pianta ma bisogna prelevare il tessuto che dev'essere battuto o masticato per poter rilasciare il liquido. Uno dei metodi più comuni, usati dai nativi, per estrarre l'acqua da queste piante è quello dello schiacciamento o sfregamento della polpa. Dopo aver tagliato le piante e rimosso la cuticola esterna la polpa viene sfregata all'interno di una cavità nella roccia o schiacciata con una pietra rilasciando in questo modo l'acqua. Qualche tribù usa macerare la polpa con le mani raccogliendo l'acqua in un contenitore. Sulla qualità dell'acqua c'è molto da dire e sembra che quella di molte specie di Echinocactus, Ferocactus e dello stesso Saguaro è si rinfrescante ma dal sapore sgradevole e dalla consistenza viscosa.

Notocactus scopa mostruoso    Utensili e contenitori: molte piante a sviluppo colonnare quali il Pachycereus Pringlei e la Carneigiea Gigantea assumono, con il passare del tempo, una consistenza legnosa che interessa la parte bassa del fusto. I Seri rimuovono la parte interna di questa sezione della pianta per ricavare contenitori che serviranno per contenere i frutti macerati in attesa della fermentazione. Le ramificazioni lignificate dell'Opuntia Ficus indica sono state usate dai contadini italiani per ottenere piatti in cui mangiare (Galt e Galt 1987, 24).

Recinti e steccati: Gonzalo Fernandez de Oviedo osservò, durante i suoi numerosi viaggi, come l'Opuntia venisse usata in molti paesi caraibici come mezzo per costruire recinti e steccati naturali. Altri europei hanno commentato come fossero: << così forti, così rigide, così fitte e fornite di minutissime spine da non riuscire a trovare un piccolo spazio da toccare senza pungersi >>. Nell'Italia meridionale ancora oggi è facile notare come queste piante, che crescono nei fondi coltivati, siano disposte lungo le sezioni di confine ad nevidenziare come in passato abbiano avuto la stessa funzione.


Legna da ardere: lo scheletro secco dei cactus costituisce, nelle regioni desertiche, un'importante risorsa combustibile; il Cereus Repandus viene usato sia come legna da ardere che per creare torcie (Morton 1967, 190). Alcune coste del Cile, per l'elevata richiesta di combustibile da parte delle industrie del rame, sono state ampiamente denudate di Echinopsis ed Eulychnia.

Ami da pesca: in base alle testimonianze del passato in Perù si ottenevano degli ami da pesca dalle spine di Neoraimondia Arequipensis, in Messico venivano usate quelle della Mammillaria Bocasana e la tribù dei Pima li ricavava dalle spine di Ferocactus Wislizenii. Altri sistemi di pesca erano costituiti dall'impiego di pezzetti di Stenocereus Gummosus; immersi nell'acqua questi pezzetti rilasciavano la linfa tossica della pianta e nel giro di poco tempo i pesci intossicati affioravano in superficie dove venivano raccolti con le mani (Barthlott 1967, 190).

Mobili e materiali da costruzione: le parti legnose del Cereus Repandus sono usate nel Curacao per realizzare cesti, sedie e piccoli tavolini ricchi di decorazioni ma, la pianta più usata in assoluto è l'Echinopsis Atacamensis. Nel 700, molti arredamenti interni delle chiese ( altari, sedie, ballatoi etc) del Purmarca sono stati costruiti impiegando il legno di queste piante e ancora oggi è possibile ammirarli con tutte le loro decorazioni. Non è difficile trovare, entrando in qualche vecchio locale nelle regioni del HumaHuaca , tutti gli arredamenti realizzati con il legno dei Cactus.

Spazzole per capelli: Rose (1899, 253) ha riportato che i messicani raccoglievano i frutti del Pachycereus pecten-aboriginum e dopo averne ridotte le lunghe spine, per facilitarne la presa, li impiegavano come spazzole.




Souvenirs oggetti tipici: moltissimi sono gli oggetti realizzati, ricorrendo ai cactus lignificati quale materia prima, dalle tribù andine di Perù, Bolivia e Cile. Tra tutti questi uno mi ha particolarmente colpito in quanto non pensavo fosse stato realizzato ricorrendo ad un cactus; si tratta del più caratteristico il "tubo della pioggia".
Questo oggetto, spesso impiegato come strumento musicale, è un tubo di legno che capovolto riproduce il tipico rumore della pioggia o dell'onda che si ritira sulla spiaggia.
Le piantae usate per costruirlo sono: l'Echinopsis chiloensis e l'Eulychnia acida. I fusti, una volta secchi, vengono raccolti nei campi, ripuliti dalle spine e riempiti con sabbia grossolana o gusci di conchiglie.
Dei bastonicini di legno molto sottili vengono inseriti per creare gli ostacoli che incontrerà la sabbia o le conchiglie quando il tubo viene rovesciato.








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BIBLIOGRAFIA

The Cactus Family © Copyright 2001 by Edward F. Anderson